Che cos’è il denaro?

Alla domanda «che cos’è il denaro?» gli economisti sono soliti fornire risposte tautologiche e banali.

Secondo la teoria classica, il denaro si definisce tramite la sua funzione di strumento di scambio e di conservazione del valore. Ciò significa che il denaro viene utilizzato in parte per pagare i beni e servizi di cui abbiamo bisogno (strumento di scambio), in parte per conservare il corrispettivo di tali beni e servizi a scopo di risparmio, o per pagare altri beni in un momento successivo (strumento di conservazione del valore).

Prima che il denaro fosse inventato, merci e servizi venivano scambiati tramite il baratto. Siccome era difficile barattare cose eterogenee, il cui valore non era frazionabile, qualcuno ebbe l’idea di scambiare le merci con un oggetto che avesse un valore unitario. In origine, a questo scopo vennero usati pezzi d’oro o d’argento. Con questi pezzi d’oro o d’argento si potevano scambiare tutte le merci e i servizi necessari ai popoli. Era sorta la prima valuta.

Per valute si intendono i mezzi di pagamento coniati e adottati da tutti i regimi della terra, fin dall’antichità: dalle monete d’oro e d’argento, passando alle monete il cui valore nominale era inferiore alla quantità d’oro e d’argento in esse contenute, fino alle moderne banconote, che all’inizio erano una specie di assegni o cambiali, il cui valore era dato dal fatto che potevano essere scambiate dappertutto con una corrispondente quantità di moneta.

Ciascun paese della Terra coniò la propria valuta, dagli imperi dell’antichità, ai principati del medioevo, agli stati nazionali dell’era moderna e contemporanea.

Semplificando quello che accadde in secoli di storia, si può dire che queste valute continuarono ad avere un valore intrinseco fino al 1970 circa.

Nel 1970 fu infatti abbandonato il principio della parità aurea, che aveva conferito alle principali valute internazionali un valore intrinseco. Secondo questo principio, tutte le valute potevano essere infatti convertite in una determinata quantità d’oro.

Furono gli Stati Uniti a porre fine alla convertibilità del dollaro USA in oro, in seguito alle forti spese necessarie per la guerra del Vietnam. E poiché una convenzione internazionale aveva agganciato tutte le altre valute al dollaro, anche le valute europee persero il valore intrinseco garantito dalla parità aurea.

È quindi dagli anni Settanta del secolo scorso che le nostre valute sono prive di qualsiasi valore sostanziale.

Per fortuna, ciò non ha fatto finora collassare il sistema. È ancora oggi possibile recarsi in un negozio e pagare con la nostra moneta tutto quello che desideriamo. Il negoziante accetterà i nostri soldi senza battere ciglio.

In altre parole: il valore del denaro si basa esclusivamente sulla fiducia del mercato.

Purtroppo il consumatore medio non si rende conto che il rapporto fra valore e fiducia è estremamente precario. Basta poco a far crollare la fiducia degli operatori nel valore del denaro. È già successo in alcuni paesi, come l’Argentina o il Venezuela.

Quando crolla la fiducia, improvvisamente è necessaria una maggiore quantità di valuta per acquistare una certa quantità di merci: così sorge l’inflazione.

Riassumendo: il nostro denaro non possiede valore intrinseco. Possiede un valore che si basa esclusivamente sulla fiducia. Questo valore è precario.

(Da “Alex – un giallo valutario”)